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Zanzibar: Villa Dida

Plinio il vecchio disse che “Casa è dove si trova il cuore”.
Ed è vero. La casa è il luogo dove risiede l’amore, vengono creati i ricordi, arrivano gli amici e dove si trova la famiglia. Esistono le case d’infanzia, le case dei sogni, le case dove viviamo secondi o settimane ma che sono talmente accoglienti da diventare luoghi in cui l’anima trova un rifugio. Villa Dida per me è stata questo: la mia casa a Zanzibar.

Pliny the old man said that “Home is where the heart is”.
And it’s true. The house is the place where love resides, memories are created, friends come and where the family is. There are childhood homes, dream homes, houses where we live seconds or weeks but which are so welcoming as to become places where the soul finds refuge. Villa Dida was for me this: my house in Zanzibar.

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Questo eco-resort che sorge sulla costa est di Zanzibar nella località di Pwani Mchangani è nato dal sogno dei suoi proprietari di costruire un’abitazione in grado di accogliere ospiti e amici che desideravano conoscere la cultura dell’isola. Dal 2007, anno della sua costruzione, ha saputo rinnovarsi rispettando però la natura e i villaggi circostanti. Composto da nove camere, il resort si affaccia su una spiaggia bianchissima bagnata da un mare cristallino. E’ il luogo ideale per chi desidera trascorrere una vacanza tranquilla, lontana dal turismo di massa e a diretto contatto con la popolazione locale. Inoltre l’assistenza di personale italiano e zanzibarino, che vi accoglierà con la semplicità e la gentilezza tipiche dell’isola, contribuiscono a rendere l’atmosfera famigliare e il soggiorno un’esperienza unica nel suo genere. 

This eco-resort located on the east coast of Zanzibar in the town of Pwani Mchangani was born from the dream of its owners to build a house that can accommodate guests and friends who wanted to learn about the culture of the island.
Since 2007, the year of its construction, it has been able to renew itself respecting the nature and the surrounding villages. Composed of nine rooms, the resort overlooks a white beach washed by a crystal clear sea.
It is the ideal place for those who want to spend a quiet holiday, away from mass tourism and in direct contact with the local population. In addition, the assistance of Italian and Zanzibar staff, who will welcome you with the simplicity and kindness typical of the island, help to make the family atmosphere and the stay a unique experience.

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A Villa Dida ho trovato una piccola grande famiglia che ha saputo accogliermi con il sorriso rendendo diversa ogni mia giornata sull’isola.
La connessione internet ogni tanto non funzionava e ciò mi ha permesso non solo di riprendere in mano il mio tempo per leggere, passeggiare per ore sulla spiaggia, scrivere e fare foto, ma soprattutto per incontrare le persone. 
Ciò mi ha portato a riflettere sul fatto che passiamo ore e ore al cellulare per raccontarci tutto e niente. Preferiamo conversare con gli amici inviando messaggi piuttosto che chiedendo loro di uscire per vedersi negli occhi. Le cose sarebbero molto più semplici se avessimo un pizzico di volontà o di coraggio in più per salire in auto e raggiungere chi ci sta a cuore.
Nel primo articolo dicevo che l’Africa mi ha insegnato il rispetto, ed è vero, perchè a Zanzibar ogni giorno mi confrontavo con persone diverse, culture diverse, realtà diverse.
Mettevo in gioco me stessa di continuo, facendo domande, ascoltando storie di vita, sorridendo o condividendo con loro le fatiche di un vivere quotidiano che in quel momento apparteneva anche a me. Perchè quel luogo era diventato casa mia e non potevo restare impassibile di fronte alla povertà estrema che mi circondava. Plinio il vecchio diceva che “Casa è dove si trova il cuore”. Un pezzettino io l’ho lasciato là, fuori dal resort, in un villaggio di capanne senza corrente elettrica e dove l’acqua si attingeva da un pozzo. Ho lasciato il mio cuore ai bambini vestiti di stracci che sorridevano alla vita, ma non potevano andare a scuola e agli adulti che sopravvivevano con il poco che la natura poteva dare loro alla fine di una giornata di lavoro. Questa storia, però, ve la racconto nel prossimo articolo…. 

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At Villa Dida, I found a small big family that was able to welcome me with a smile making every day of my life different on the island.
The internet connection sometimes didn’t work and this allowed me not only to take back my time to read, walk for hours on the beach, write and take pictures, but above all to meet people.
This led me to reflect on the fact that we spend hours and hours on the phone to tell us everything and nothing. We prefer to converse with friends by sending messages rather than asking them to go out to see each other and talk when things would be much easier if we had a pinch of will or more courage to get in the car and reach those we care about.
In the first article, I said that Africa has taught me respect and it’s true because in Zanzibar every day I was confronted with different people, different cultures, different realities.
I used to play myself constantly, asking questions, listening to life stories, smiling or sharing with them the hardships of a daily life that at that moment also belonged to me. Because that place had become my home and I couldn’t remain impassive to the extreme poverty that surrounded me. Pliny the old said that “Home is where the heart is”. I left it there, outside the resort, in a village of huts without electricity and where the water was drawn from a well. I left my heart to the children dressed in rags that smiled at life, but they couldn’t go to school and adults who survived with the little that nature could give them at the end of a day’s work. This story, however, I’ll tell you in the next article….

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