Cascate del Niagara: tra natura e casinò

Ci sono momenti nella vita in cui le parole non bastano per esprimere la bellezza.
Visitare le Cascate del Niagara è stato uno di quelli.
Non c’erano parole di fronte allo spettacolo della natura.
Non c’erano parole per descrivere le sensazioni del momento.
C’erano solo silenzio e la presa di coscienza di quanto la natura sia al contempo potente e fragile.

There are moments in life where words aren’t enough to express beauty.
Visiting the Niagara Falls was one of those.
There were no words in front of the spectacle of nature.
There were no words to describe the sensations of the moment.
There was only silence and awareness of how nature is both powerful and fragile.

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Arrivarci è stata un’avventura.
Quella mattina la sveglia non è suonata e con un ritardo mostruoso sono arrivata giusto in tempo al Toronto Coach Terminal al 610 di Bay Street per prendere il bus pubblico delle 11.30 che avevo prenotato per arrivare a Niagara. (45 dollari andata e ritorno: soluzione economica ed efficace).
Il tragitto di andata è passato piacevolmente perchè i grattacieli della metropoli sono stati ben presto sostituiti da campagne, fiumi immensi e piccoli villaggi con casette in legno. Una volta giunta al Niagara Terminal, però, sono iniziate le sorprese: la stazione dei bus non è vicina alle cascate, servono altri 20 dollari di taxi, e la città è una piccola Las Vegas del Canada dove tutto ha un prezzo.

Getting there was an adventure.
That morning the alarm didn’t sound and with a monstrous delay, I arrived just in time at the Toronto Coach Terminal at 610 Bay Street to catch the 11.30 public bus that I had booked to get to Niagara. (45 dollar return: economic and effective solution).
The way forward passed pleasantly because the skyscrapers of the metropolis were soon replaced by campaigns, immense rivers and small villages with wooden houses.
Once arrived at the Niagara Terminal, however, surprises began: the bus station isn’t close to the falls, it takes another 20 dollars by taxi, and the city is a small Las Vegas of Canada where everything has a price.

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Le cascate.
Immense. Potenti. Un flusso continuo di acqua ed energia.
Ero ipnotizzata, ammirata, spaventata per la grandezza e la bellezza di quella natura così potente eppure così fragile perchè minacciata dall’uomo che l’ha resa una mera attrazione turistica.
Ammirando quel muro d’acqua che delimita un confine importante, quello tra il Canada e gli Stati Uniti d’America, mi immaginavo i primi esploratori.
Immaginavo le loro reazioni davanti alla maestosità di quelle cascate oggi immortalate da migliaia di turisti che, dopo il classico selfie, se ne vanno a spendere intere fortune nei vicini casinò.
Tutto ha un prezzo alle Niagara Falls: si paga il biglietto di ingresso per il tunnel sotterraneo, si pagano le navi che ti accompagnano sotto la cascata, si pagano i souvenir e il cibo. Si paga la funicolare per arrivare in città e si paga il biglietto alla torre panoramica per osservare le cascate dall’alto.
Si paga un prezzo alto per ammirare una meraviglia naturale che è un patrimonio dell’umanità.

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Then the waterfalls appeared.
Immense. Powerful. A continuous flow of water and energy.
I was hypnotized, admired, frightened by the grandeur and beauty of nature so powerful yet so fragile because threatened by the man who made it a mere tourist attraction.
Admiring that wall of water that borders an important border between Canada and the United States of America, I imagined the first explorers.
I imagined their reactions to the majesty of those waterfalls today immortalized by thousands of tourists who, after the classic selfie, go to spend entire fortunes in the nearby casinos.
Everything has a price at Niagara Falls: you pay the entrance ticket for the underground tunnel, you pay the ships that accompany you under the waterfall, you pay for souvenirs and food. You pay the funicular to get to the city and pay the ticket to the observation tower to admire the falls from above. You pay a high price to admire a natural wonder that is a heritage of humanity.

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Niagara City. Ero incuriosita da quella cittadina a metà tra finzione e realtà.
Strade, palazzi, auto: tutto era eccessivo, tutto sembrava costruito solo per i turisti.
Era come un immenso lunapark a cielo aperto con musei delle cere, mini golf con dinosauri, giostre.
Attrazioni che duravano il tempo di un battito di ciglia, non come lo stupore che avevo provato davanti alle cascate. Quello non aveva parole e non aveva tempo perchè sarei rimasta ore a guardarle.
Già che c’ero, però, ho voluto vedere di persona un casinò.
Un palazzo enorme con tanto di hotel, sale gioco, piscine, ristoranti e qualsiasi attrazione potesse trattenere le persone a spendere all’interno dell’edificio.
Il lusso regnava ovunque dando ai giocatori l’illusione di quella vita che tanto sognavano, ma per la quale si stavano rovinando.
Il casinò era impressionante, ovunque c’erano slot machine, luci soffuse, musica, cibo. Un ambiente protetto. Una prigione di cristallo.
Non ho giocato. Non ci riuscivo. Me ne sono rimasta seduta su una seggiola guardando un’anziana signora americana, giocatrice incallita, vincere e perdere nel giro di 20 secondi circa 200 dollari.
« Perchè non giochi?»
« Non ho soldi». Non era vero, ma preferivo tenerli per mangiarmi la pizza e riprendere il taxi per tornare a Toronto.
« Io tento la fortuna ragazza mia, guarda ho vinto 500 dollari»
« Da quanto tempo è quì dentro?»
« Sto quì un paio di giorni, c’è tutto quello di cui ho bisogno».
Un posto accogliente, un posto per non sentirsi soli, un posto per sperare di vincere qualcosa di buono dalla vita. Ecco quello che intendeva e in quel momento ho provato una grande tristezza. Per lei e tutti quelli che se ne stavano lì seduti a scommettere sulle loro vite.

Niagara City. I was intrigued by that town halfway between fiction and reality.
Roads, buildings, cars: everything was excessive, everything seemed built only for tourists.
It was like a huge open-air luna park with wax museums, miniature golf with dinosaurs, jousting.
Attractions that lasted the time of a blink of an eye, not like the amazement I had experienced in front of the falls. That one had no words and had no time because I would have stayed for hours looking at them.
While I was there, though, I wanted to see a casino in person.
A huge building with lots of hotels, game rooms, swimming pools, restaurants, and any attraction could keep people from spending inside the building.
Luxury reigned everywhere giving players the illusion of that life they dreamed so much, but for which they were ruining.
The casino was huge, everywhere there were slot machines, dim lights, music, food. A protected environment. A crystal prison.
I didn’t play. I couldn’t do it. I sat on a chair watching an elderly American lady, a hard-hitting player, winning and losing about 200 dollars within 20 seconds.
” Why don’t you play?”
” I don’t have money”
It wasn’t true, but I preferred to keep them to eat pizza and take a taxi back to Niagara bus station.
« I try to be lucky, my dear girl, look I won 500 dollars»
“How long have you been here?”
“I’m here a couple of days, there’s everything I need.”
A cozy place, a place not to feel alone, a place to hope to win something good from life.
Here’s what she meant and at that moment I felt a great sadness.
For her and everyone who sat there to bet on their lives.


Scesa la sera la città si è riempita di limousine e luci stroboscopiche.
Ho cenato in un ristorante che di italiano aveva solo il nome e poi, siccome sono riuscita a perdere l’ultima discesa della funivia, sono dovuta correre come una matta nella zona panoramica pregando di trovare un taxi libero che mi riportasse alla stazione dei bus.
Ho sempre corso nella vita. Corso contro il tempo.
Ero di nuovo in quella situazione. Correvo. Prendevo fiato. Correvo.
Poi in un attimo, mi sono fermata perchè lo sguardo me lo ha imposto insieme al cuore.
La sera le cascate del Niagara danno il meglio di loro perchè si illuminano.
Bianche, rosse, gialle, verdi, blu. Uno spettacolo della natura enfatizzato dal sapere dell’uomo. La passeggiata si era riempita di innamorati. Camminavano mano nella mano, ridevano, si scattavano foto e contemplavano la natura.
Io me ne stavo ferma, a respirare profondamente prima di correre nuovamente contro il tempo, e mentre il taxi partiva per portarmi verso Toronto, pensavo che “Ci sono momenti nella vita in cui le parole non bastano per esprimere la bellezza e in cui l’emozione è così forte che merita solo di essere vissuta”.

Down in the evening, the city was filled with limousines and strobe lights.
I had dinner in a restaurant that had only the Italian name and then, as I managed to lose the last descent of the cable car, I had to run like crazy in the scenic area praying to find a free taxi to take me back to the bus station.
I have always raced in life. Course against the clock.
I was in that situation again. I ran. I was breathing. I ran.
Then in a moment, I stopped because the eye imposed it with my heart.
In the evening the Niagara falls give the best of them because they light up.
White, red, yellow, green, blue. A spectacle of nature emphasized by the knowledge of man.
The walk was filled with lovers. They walked hand in hand, laughed, took pictures and contemplated nature. I stood still, alone, to breathe deeply before running again against the clock and while the taxi was leaving to take me to Toronto, I thought that “There are moments in life where words aren’t enough to express beauty and where emotion is so strong that it deserves to be lived”.

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6 thoughts on “Cascate del Niagara: tra natura e casinò

    1. Grazie a te Sara 😊 le cascate sono una tappa imperdibile, ti lasceranno a bocca aperta. La città vicina invece non mi ha per nulla entusiasmato 😆

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