La Shwedagon Pagoda e i gioielli birmani

Con il suo stupa d’oro arroccato su una verde collina, la Shwedagon Pagoda troneggia sui tetti in lamiera di Yangon come un’oasi di pace nel caos della città. Fedeli da tutta l‘Asia la visitano ogni giorno perchè al suo interno racchiude i tesori più preziosi del Myanmar.

The Shwedagon Pagoda and the Burmese jewels
With its golden stupa built on a green hill, the Shwedagon Pagoda leans on Yangon sheet roofs as an oasis of peace in the city’s chaos. Faithful from all over Asia visit it every day because within it contains the most precious treasures of Myanmar.

Yangon_ShwedagonPaya_Giorno

L’abbiamo visistata di buon mattino entrando dall’ingresso Est, il più vicino al nostro hotel, e così abbiamo avuto l’occasione di scoprire anche il nostro folkloristico quartiere e i suoi abitanti.

We visited it early in the morning passing through the East entrance, the closest to our hotel, and so we had the opportunity to discover our folkloristic neighborhood and its inhabitants as well.

Yangon mappa 1

Abbiamo superato botteghe con artigiani che intagliavano il legno, case da the e un mercato coperto composto da passaggi stretti, quasi claustrofobici, che lo rendevano un dedalo di stoffe e cianfrusaglie. Abbiamo salutato una donna che vendeva centinaia di piccoli uccellini stipati in una grande gabbia, e acquistato, per le insistenti richieste di tre bambini, i sacchetti di plastica con cui portare le scarpe nella salita a piedi nudi verso la pagoda.

We passed shops of artisans who carved wood, and a market made up of narrow passages, almost claustrophobic, which made it a maze of fabrics and sundries. We greeted a woman who sold hundreds of small birds crammed into a large cage, and purchased, for the insistent requests of three children, plastic bags with which to bring the shoes in the long barefoot climb to the main pagoda.

Yangon_Strada

Yangon_scalaPasso dopo passo abbiamo percorso una scalinata coperta da un soffitto in legno decorato ai cui lati trovavano posto negozi con oggetti religiosi e cibo. I gradini terminavano davanti ad un checkpoint con metal detector dopo il quale si trovava la biglietteria: “cinque dollari per gli stranieri” ci ha avvisato la commessa. Li abbiamo pagati volentieri perché quanto stavamo per ammirare lasciava senza parole.

 

 Step by step we walked through a stairway covered with a decorated wooden ceiling, on whose sides there were shops with religious objects and food. The stairs ended in front of a metal detector checkpoint after which was located the ticket office: “Five dollars for foreigners” warned us the shop assistant. We paid them willingly because what we were about to admire left us speechless.

 

schwedagon

Oro, diamanti, rubini, smeraldi sono solo alcune delle centinaia di pietre preziose poste sullo zedi, ovvero la cima della Shwedagon Pagoda alta 99 metri, ma quel tesoro di gemme lucenti era solo l’involucro di un patrimonio più grande custodito da secoli.  La leggenda, infatti, narra che la Shwedagon Pagoda nacque dall’incontro tra due mercanti, i fratelli Tapussa e Ballika, e Buddha che affidò loro otto dei suoi capelli affinchè li portassero al re della Birmania, Okkalapa. Quando il sovrano li ricevette in dono, li racchiuse, insieme ad altre reliquie, in uno stupa d’oro che venne a suo volta incluso in altri blocchi d’argento, stagno, rame, piombo, marmo e infine di ferro. Il tempio originario fu costruito tra il VI e il X secolo sulla Singuttara Hill, visibile da ogni angolo della città, e ricoperto in lamine d’oro a partire dal XV secolo.
Nel corso degli anni la struttura fu colpita da terremoti e saccheggi, ma nonostante ciò continua a splendere, mentre i suoi quattro accessi, uno per ogni punto cardinale, sono protetti da coppie di giganteschi Chinthe, ovvero le statue alte 9 metri, di creature mitologiche metà leoni e metà grifoni.

Gold, diamonds, rubies and emeralds are just some of the hundreds of precious stones placed on the zedi, that is the summit of the Shwedagon Pagoda 99 meters high, but that treasure of glittering gems was just the wrapper of a great patrimony guarded for centuries. The legend, in fact, says that the Shwedagon Paya, the great Pagoda was born from the encounter between two merchants, the brothers Tapussa and Ballika, and Buddha who entrusted them eight of their hairs to bring them to the king of Burma, Okkalapa. When the sovereign received them as a gift, he enclosed them, along with other relics, in a gold stump, which in turn was included in other blocks of silver, pond, copper, lead, marble and iron. The original temple was built between the 6th and the 10th centuries on the Singuttara Hill, visible from every corner of the city, and covered in gold plates from the 15th century. Over the years, the structure was affected by earthquakes and looting, but despite this, it continues to shine, while its four accesses, one for each point cardinals, are protected by pairs of gigantic Chinthe, 9 meters tall statues of mythological creatures half lions and half griffins

Shwedagon2

 

Camminando a piedi nudi sui ruvidi tappeti di plastica verde che circondano lo stupa principale, mentre l’odore dell’incenso profumava l’aria, abbiamo notato che ogni fedele, portando dei fiori, si inginocchiava per pregare davanti ad uno dei dodici tempietti che, intorno al grande stupa, indicavano i punti planetari corrispondenti ai giorni di nascita. Affascinati da quei rituali ci siamo silenziosamente seduti sui gradini esterni di un tempio, mentre al suo interno un’anziana donna, dal viso rugoso e la schiena curva, con una piccola scopa puliva il pavimento davanti al sorriso benevolo di una grande statua di Buddha. Siamo rimasti immobili e in silenzio per un tempo non precisato, godendoci la pace del luogo sino a quando due signore hanno interrotto i nostri pensieri per chiederci di posare per una foto. In quel momento abbiamo realizzato d’essere i soli occidentali presenti. Senza accorgercene eravamo diventati un’attrazione turistica ed imbarazzati per l’interesse che stavamo suscitando, lentamente abbiamo rivolto un ultimo sguardo alla grande pagoda d’oro prima di incamminarci nuovamente verso le trafficate e caotiche strade di Yangon…..Il racconto prosegue nel prossimo articolo.

Walking barefoot on the rough green plastic mats surrounding the main stupa, while the smell of incense scented the air, we noticed that every believer, carrying flowers, kneels to pray in front of one of the twelve temples that, around the large stupa, indicated the planetary points corresponding to the days of birth. Fascinated by those rituals, we silently sat on the outside steps of a temple, while inside an old woman with a wrinkled face and curve back, with a small broom cleaned the floor in front of the benevolent smile of a large statue of Buddha. We were still in that position and in silent, enjoying the peace of the place, when two ladies have interrupted our thoughts to ask us to pose for a photo. In that moment we realized that we were the only Western persons present.
Without realizing, we had become a tourist attraction and, embarrassed for the interest we were stirring up, we admired for last time the gold pagoda before we headed back to the bustling and chaotic streets of Yangon…..The story continues in the next article.

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