Schio: la Manchester d’Italia.

 

Schio: la Manchester d’Italia.

Ai piedi delle Piccole Dolomiti, nel cuore del Veneto, sorge una città in cui grandi ciminiere di mattoni rossi svettano come ultime testimoni di un passato industriale di grande fascino. Schio, cittadina in provincia di Vicenza sviluppata in una terra di mezzo fra la pianura e la montagna, era ed è tutt’oggi una “company town” ovvero un una città la cui vita ruota intorno all’industria. Per la sua operosità e il clima piovoso molti l’hanno definita “La Manchester d’Italia”, io, invece, la chiamo casa.

Schio: the Manchester of Italy.

At the foot of the Little Dolomites,in the heart of Veneto, there is a city where large red brick smokestacks stand out as the last witnesses of an industrial past of great charm.
Schio, a town in the province of Vicenza developed in a middle ground between the plain and the mountain, was and is still today a “company town” whose life revolves around the industry. For his industriousness and the rainy weather many people have called it “the Manchester of Italy”, I, instead, call it home. 

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Il regista Ferzan Ozpetek una volta disse: “Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai. Rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer”.
Ho lasciato spesso Schio, per poi ritrovarla e riscoprirla, magari un po’ diversa, ma sempre fedele al suo spirito di company town.

In passato, infatti, la città era famosa per i “Panni Alti”, tessuti pregiati che venivano prodotti nelle sue fabbriche, ma della grande rivoluzione industriale, oggi, cosa resta?
Nel secondo Settecento, Schio era la capitale laniera della Repubblica di Venezia, ma è agli inizi del diciannovesimo secolo che nasce il lanificio destinato a segnare la sua storia: la Lanerossi.
L’opificio fondato da Francesco Rossi, oggi chiuso e al centro di un dibattito su come riportarlo a nuova vita, diventò una delle maggiori industrie nazionali nonché un punto di riferimento per il tessuto economico e sociale dell’intero territorio grazie all’operato del figlio del fondatore: Alessandro Rossi. Il simbolo della modernizzazione della città e dell’evoluzione dell’industria di Rossi, infatti, è la grande “Fabbrica Alta”, imponente edificio di sei piani che rappresenta uno dei maggiori siti di archeologia industriale d’Italia.

The filmmaker Ferzan Ozpetek once said: “You can leave forever the childhood home? Never. They remain always within us, even when it no longer exist, including when being destroyed by diggers and bulldozers”. I left often Schio, then I returned and I rediscovered the city, maybe a little ‘different, but always true to its spirit of “company towns”. In the past, Schio was famous for “Panni Alti”, rich fabrics that were produced in its factories,
but of the great industrial revolution, now, what is left?
In the late eighteenth century, the city was the capital of the wool production of the Republic of Venice, but it’s in the early nineteenth century who was born on wool mill destined to mark its history: the Lanerossi. The factory founded by Francesco Rossi, now closed and the focus of a debate on how to bring it back to life, became one of the major national industries as well as a reference point for the economic and social fabric of the territory thanks to the work of the founder’s son: Alessandro Rossi. The symbol of the modernization of the city and of the evolution of Rossi’s industry, in fact, is the great “Fabbrica Alta”, an imposing six-story building that is one of the largest industrial archaeological sites in Italy.

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Se il destino della Fabbrica Alta è ancora incerto, quello del vicino Lanificio Conte è ben delineato in quanto l’antico opificio,oggi è un moderno centro polifunzionale sede di mostre e convegni.
Costruito vicino alla Roggia Maestra, un canale artificiale che attraversa tutta la città e che un tempo forniva energia idroelettrica alle fabbriche, il Lanificio Conte, nel 1883, quattro anni dopo l’invenzione della lampada Edison, fu tra i primi in Italia ad avere l’illuminazione elettrica. Il restauro di questo fabbricato, concluso nel 2013 grazie all’impegno del Comune e al sostegno economico della Regione, ha restituito alla città un nuovo spazio culturale e una nuova piazza sulla quale veglia il busto bronzeo di Alvise Conte, il padrone dell’opificio.

If the Fabrica Alta’s fate is still uncertain, that of the nearby Lanificio Conte is well defined since the ancient factory, today is a modern multipurpose center used for exhibitions and conferences.
Built near the “Roggia Maestra”, an artificial canal that runs through the town and which once supplied hydropower to factories, Lanificio Conte, in 1883, four years after the invention of the Edison lamp, was among the first in Italy to to have electric lighting. The restoration of this building, completed in 2013 through the efforts of the municipality and to the financial support of the Region, has returned to the city a new cultural space and a new square where vigil the bronze bust of Alvise Conte, the owner of the factory.

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Passato e presente convivono anche lungo le sponde del torrente Leogra dove sorge il Quartiere Operaio: un’area residenziale, voluta da Alessandro Rossi, progettata dall’architetto Antonio Caregaro Negrin e realizzata fra il 1872 e il 1896, dove potrete ammirare dimore, oggi restaurate, ma il cui stile denota le gerarchie di fabbrica del passato: dalle case a schiera per gli operai ai villini per i dirigenti. Fra i tesori del passato riportati a nuova vita c’è anche il Teatro Civico: una struttura in stile Liberty che conserva un fascino antico e magico. Fu il “Mefistofele” di Arrigo Boito, replicato per quattordici sere, a inaugurarlo il 9 giugno 1909 e oggi, grandi nomi del teatro italiano contemporaneo, calcano ancora le sue scene grazie al lavoro della Fondazione Teatro Civico. 

Past and present coexist also along the banks of the stream “Leogra”, where there’s the “Workers’ district”: a residential area, desired by Alessandro Rossi, designed by the architect Antonio Caregaro Negrin and built between 1872 and 1896, where you can admire houses, restored today, but whose style denotes the factory hierarchies of the past: from the terraced houses for the workers to villas for executives.
Among the treasures of the past back to life there is also the Teatro Civico: an Art Nouveau structure that retains an old world charm and magic. It was the “Mefistofele” by Arrigo Boito, replicated for fourteen series, to inaugurate the theater in the evening of June 9, 1909, and today great actors of the Italian theater, performs on its stage thanks to the work of the Fondazione Teatro Civico.

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In città non ci sono solo fabbriche, anzi, un altro gioiello architettonico progettato da Antonio Caregaro Negrin per volere di Alessandro Rossi è il Giardino Jacquard: area verde di ispirazione tardo romantica situata davanti alla Fabbrica Alta. Il Comune lo sta restaurando insieme al Teatro Jacquard, struttura voluta da Rossi per allietare i suoi operai nel dopo lavoro. Nel giardino però, fra sinuosi vialetti decorati con piante e fiori di vari tipi, c’è anche una serra ad esedra con ampie vetrate che nasconde l’ingresso ad alcune piccole grotte artificiali popolate da statue di ninfe e coccodrilli.

In town there aren’t only factories, indeed, another architectural gem designed by Antonio Caregaro Negrin for the will of Alessandro Rossi is the Jacquard Garden: green area of the late romantic inspiration, situated in front of the Fabbrica Alta.
The Municipality is restoring it with the Jacquard Theatre, the structure willed by Rossi to cheer his workers after work.
But in the garden, between sinuous paths decorated with plants of various types, there is also a greenhouse with large windows that hides the entrance to some small artificial caves populated by statues of nymphs and crocodiles.


Il centro storico di Schio è piccino, si gira comodamente a piedi, ed è ricco di palazzi dalle facciate signorili e viette che offrono scorci di un’Italia antica, ma al tempo stesso moderna. Un’Italia conosciuta anche da un giovane Ernest Hemingway nel 1918 quando, barelliere della Croce Rossa Americana in servizio nei luoghi della Grande Guerra, soggiornò nell’Osteria Due Spade che un tempo era anche un albergo. In suo ricordo, fuori dal locale, troverete una targa.

The historic center of Schio is tiny, you can visit it with a walk, and is full of mansions and narrow streets that offer glimpses of an Italy ancient but modern at the same time. An Italy also known by a young Ernest Hemingway in 1918 when, stretcher-bearer of the American Red Cross in serving in the Great War, stayed in the “Osteria Due Spade” that once was also a hotel. In memory of Hemingway, outside the pub, you will find a plaque.

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Se la fabbrica ha reso grande la città, a rendere grande la fabbrica sono stati i lavoratori. Era così in passato ed è così oggi. Gli scledensi sono persone operose e il loro simbolo è “L’Omo” ovvero il monumento al tessitore, commissionato da Alessandro Rossi allo scultore Giulio Monteverde nel 1879. Se ne sta in piazza Duomo, con il suo cappello in testa e in mano una navetta, l’attrezzo che contiene il filo per tessere. Ai suoi piedi ci sono dei panni ripiegati, frutto del duro lavoro di una giornata e di una vita. Se ne sta lì, sul suo basamento, ad osservare la vita che scorre e la città che cambia, fedele custode della storia di Schio: la Manchester d’Italia ai piedi delle Piccole Dolomiti. Casa mia.

If the factory has made great the city, to make great the factory were the workers. It was so in the past and is so today. The Schio inhabitants are hard-working people and their symbol is the “Omo” the monument to the weaver, commissioned by Alessandro Rossi to the sculptor Giulio Monteverde in 1879. He stands in Piazza Duomo, with his hat on his head and a shuttle in hand,
the tool that contains the thread for weaving. At his feet there are folded cloths, the result of the hard work of a day and of a life. He stands here, on his base, to view life flowing and the changing city, faithful guardian of Schio’s history: the “Manchester of Italy” at the foot of the Little Dolomites. My home.

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9 thoughts on “Schio: la Manchester d’Italia.

  1. Mi hai fatto voglia di andare a vistarla! A volte si decidono mete lontane per i nostri viaggi senza conoscere le bellezze e la storia dei nostri paesi. Grazie per questo bellissimo post! 🙂

      1. Il Giappone è uno dei posti che vorrei visitare almeno una volta nella vita 😍 quindi spero un giorno di venire a trovarti 😊

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